In racconto digitale del borgo di Curinga
La storia verticale di Curinga, archeologia e natura raccontano
Bisogna per prima cosa seguire i segni nella pianura di Acconia, tra le testimonianze dell’antico insediamento neolitico e le strutture delle Terme Romane; ricercarli poi nel centro storico, tra le chiese, i vicoli e le dimore delle famiglie che hanno segnato la vita della comunità; e poi salire ancora verso la montagna, fino al monastero di Sant’Elia Vecchio, dove la storia religiosa del territorio trova una delle sue testimonianze più affascinanti.

Tutto questo lascia immaginare la posizione collinare di Curinga, vicina alle montagne delle Preserre vibonesi, dominate dal Monte Contessa, e a una magnifica vista sulla piana di Lamezia e sull’intero arco del Golfo di Sant’Eufemia, idealmente racchiuso tra le foci dei tre fiumi Savuto a nord, Amato al centro e Angitola a sud; un litorale lussureggiante con una fitta pineta che arriva fino alla Torre di Mezzapraia (località Torrevecchia), dove lascia spazio al bosco di eucalipti e all’Area umida di Rollo, riconosciuta di interesse naturalistico.
È un paesaggio costruito dalla natura, dal tempo e dagli uomini, le cui tracce sono ben visibili.
La pianura
La pianura conserva la memoria del mondo antico.
Il paese
Il paese racconta la formazione della comunità moderna attraverso le sue architetture civili e religiose.
La montagna
La montagna mantiene invece le testimonianze della presenza monastica italo-greca e carmelitana.

In questa lettura del territorio hanno un ruolo importante le ricerche dell’archeologo Francesco Cuteri, che ha studiato diversi aspetti della storia archeologica e architettonica dell’area, dedicando particolare attenzione all’eremo di Sant’Elia Vecchio. Gli scavi condotti negli anni ’90 hanno permesso di riconoscere la planimetria del complesso e di ricostruirne le diverse fasi, offrendo nuovi elementi per comprendere la storia del monastero e della presenza carmelitana a Curinga.
Sant’Elia nella storia più ampia
Sant’Elia, però, non è un episodio isolato. La sua vicenda acquista significato se viene inserita nella storia più ampia del territorio. La cappella dedicata al profeta, la fonte d’acqua, la struttura del monastero e il rapporto con il paesaggio montano rimandano infatti a una tradizione religiosa nella quale il culto di Elia occupa un posto particolare.
- La cappella dedicata al profeta
- La fonte d’acqua
- La struttura del monastero
- Il rapporto con il paesaggio montano
La stessa prospettiva permette di guardare ad Acconia. Prima al villaggio neolitico scoperto sulle Dune di Acquania e poi, soprattutto, alle Terme Romane che non rappresentano soltanto una testimonianza monumentale, ma documentano la presenza di un insediamento inserito nel sistema economico e territoriale della Calabria antica. Ecco come la storia di Curinga precede di molti secoli la formazione dell’attuale abitato.
- Villaggio neolitico · Dune di Acquania
- Terme Romane · I–II sec. d.C.
Nel centro storico, il racconto diventa quello dei palazzi, delle chiese, dei portali e degli stemmi, e della trama dei vicoli in cui la comunità ha messo radici. Le dimore delle famiglie più importanti narrano non soltanto il gusto e l’architettura delle diverse epoche, ma anche il ruolo sociale ed economico dei loro proprietari.
Le chiese, a loro volta, fanno apprezzare il sentimento religioso della comunità e, ovviamente, le trasformazioni che il paese ha conosciuto.
Curinga è un luogo costituito da un insieme di simboli, uno dei quali è la naturale meraviglia del grande platano. La sua presenza appartiene a una dimensione diversa da quella delle architetture, ma contribuisce a definire lo stesso territorio e dà una misura ancora più particolare del tempo: accanto alle pietre che gli uomini hanno costruito e trasformato, un organismo vivente continua a crescere e a far parte della memoria del luogo.
Dal mare alla montagna
Ecco perché, per scoprire e raccontare Curinga bisogna seguirne la geografia. Dal mare, alla pianura di Acconia, fino al centro storico e poi ancora più in alto, fino alla montagna di Sant’Elia. Una mappa insolita, e per certi aspetti inedita, che svela una delle tessere del mosaico della storia più bella e antica della Calabria.


