Il Segreto di Sant’Elia
Tra Oriente e Occidente, la storia di un antico monastero nascosto nella montagna.
Il Segreto di Sant’Elia
Tra Oriente e Occidente, la storia di un antico monastero nascosto nella montagna.

Il monastero di Sant’Elia Vecchio di Curinga sorge a 530 metri di altitudine, simile a quella del Monte Carmelo in Terra Santa. Sembrerebbe un caso, ma è il cuore che lega questo luogo alla tradizione carmelitana. La tradizione popolare vuole che a fondarlo siano stati monaci basiliani giunti dall’Oriente in un’epoca remota, rifugiatisi sull’attuale località Corda, in fuga dalle incursioni saracene. Gli scavi diretti nel 1991 dall’archeologo Francesco Antonio Cuteri raccontano però una storia diversa. La prima attestazione certa del monastero risale al 1493, grazie a una bolla di Papa Alessandro VI Borgia, che affida in commenda l’edificio a un ragazzo di appena tredici anni, Lodovico Serra. Anche la cupola del Sancta Sanctorum, a lungo attribuita a un’origine bizantina, è un’opera più tarda: la decorazione a treccia che la percorre all’interno è seicentesca, frutto delle maestranze dei lapicidi roglianesi e legata al patrocinio delle famiglie Loffredo e Caracciolo, signori di Maida, il cui stemma è ancora visibile sul lato esterno. Nel 1632 l’edificio passò alla Riforma carmelitana di Monte Santo; i monaci lo abbandonarono nel 1662, dopo i danni del terremoto del 1659, e nel 1726 un vescovo in visita lo trovò già ridotto in rovina. Gli scavi del 1991 hanno riportato alla luce l’intera planimetria con tredici ambienti, distinti in tre nuclei: la chiesa con il Sancta Sanctorum rimasto incompiuto; la cappella di Sant’Elia, la parte più antica, databile tra la fine del XIV e il XV secolo; e, più a monte, i vani propriamente monastici — cucina, refettorio, dispensa e la cella che ospitò il priore. Nella cappella, un piccolo pozzo e un canaletto facevano defluire l’acqua (proveniente da un antico acquedotto in terracotta) lungo i gradini d’ingresso: un ricco richiamo simbolico alla Fonte di Elia del primo oratorio sul Monte Carmelo e alla visione del profeta Ezechiele, con l’acqua che sgorga dalla soglia del Tempio e dona vita. Camminare fin qui permette di connettersi alla storia del vicino Santuario del Carmelo, fondato in paese dagli stessi monaci prima di lasciare questo eremo, e al maestoso Platano di Vrisi, situato poco lontano.
Momento ideale
tutto l’anno.
Accessibilità
l’area è a ingresso libero. L’area di sosta è vicina alla strada asfaltata, ma lo spazio interno ai ruderi presenta dislivelli e soglie in pietra.
Cultura locale
per la comunità di Curinga, Sant’Elia è storicamente il protettore da invocare nei periodi di forte siccità per chiedere il dono della pioggia.
Itinerario consigliato
il sito fa parte del progetto del Museo Diffuso. Appena fuori dalle rovine, basta attraversare la stradina per imboccare il sentiero a piedi che scende nel bosco e conduce direttamente al Platano di Vrisi.


