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Il cuore Sacro di Curinga

Tra opere d’arte, architetture e antichi documenti, la memoria della comunità

Il cuore Sacro di Curinga

Tra opere d’arte, architetture e antichi documenti, la memoria della comunità

Il cuore Sacro di Curinga

Nel punto in cui il borgo antico sembra interrompersi per affacciarsi sul vuoto, si eleva la chiesa principale di Curinga, intitolata a Sant’Andrea Apostolo. Vederla sorgere sull’orlo estremo del colle, con le sue poderose mura a fare quasi da contrafforte, dà l’impressione che protegga le case sul dirupo che scende verso la gola del torrente Turrina. Le prime notizie certe che la riguardano risalgono a un documento del 1595 che la registra già come punto di riferimento religioso unico per l’intero abitato di Curinga, allora sotto la giurisdizione di Maida. Fu quasi interamente rifatta dopo i terremoti del 1638 e 1783 che colpirono gran parte della Calabria. Il profilo attuale presenta un prospetto principale diviso su due livelli sormontati da un frontone triangolare, con incavi murari nati per ospitare sculture mai collocate. Sulla destra svetta la torre campanaria quadrata, la cui rampa interna rivela una tecnica ingegneristica elaborata, con blocchi di roccia sedimentaria sagomati per incastrarsi perfettamente l’uno nell’altro. Lo spazio interno si articola su tre navate, chiuse in fondo da un’abside semicircolare; le due laterali terminano ciascuna in una cappella rettangolare. L’ampia navata centrale larga otto metri è affiancata dalle due laterali di quattro metri ciascuna, scandite da pilastri quadrangolari con lesene e capitelli compositi decorati a motivi vegetali. La Chiesa Matrice è anche una vera galleria d’arte sacra, che spazia tra tele d’altare e statue lignee datate al Sei e Settecento, a cui si aggiungono diversi oggetti liturgici in argento, anch’essi settecenteschi. L’elemento di maggior pregio è però l’apparato marmoreo di impronta nitidamente neoclassica, riconoscibile nelle linee pulite e geometriche del pulpito sopraelevato, del fonte battesimale e del bacile per l’acqua benedetta. Altrettanto straordinaria è la memoria storica del paese custodita nell’Archivio Parrocchiale: una raccolta documentaria intatta che parte dal 1650 e che racconta tre secoli di vicende umane.

Momento ideale

tutto l’anno, negli orari di apertura.

Accessibilità

non sono presenti barriere architettoniche.

Cultura locale

l’archivio storico custodito all’interno della parrocchia è una miniera di memoria per la comunità; contiene i vecchi registri in cui i sacerdoti annotavano i raccolti, le nascite e le paure vissute durante le grandi calamità.

Itinerario consigliato

con una breve passeggiata a piedi tra i vicoli si raggiunge il Palazzo Bevilacqua, mentre fuori dal paese si possono visitare l’Eremo di Sant’Elia Vecchio, il platano monumentale e, scendendo in pianura e verso il lido, le Terme Romane e le Torri costiere.