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La Sentinella di Lacconia

Una torre, un antico sistema di difesa e le storie della Calabria sotto la minaccia dei corsari

La Sentinella di Lacconia

Una torre, un antico sistema di difesa e le storie della Calabria sotto la minaccia dei corsari

La Sentinella di Lacconia

Tra Cinque e Seicento le coste calabresi erano tra le più esposte del Mediterraneo alla guerra di corsa condotta dalle flotte ottomane e dalle reggenze barbaresche del Nord Africa. Sfruttando la vulnerabilità delle marine, i corsari lanciavano rapidi attacchi per razziare abitati, depredare il bestiame e catturare la popolazione locale da destinare ai mercati degli schiavi del Maghreb. Per arginare la minaccia, la Regia Camera della Sommaria del Regno di Napoli pianificò e finanziò lungo l’intero litorale una fitta rete di torri di avvistamento e difesa. I presìdi, sorvegliati da torrieri e cavallari, erano posti a distanza tale da mantenere il contatto visivo: l’accensione di un fuoco notturno o l’emissione di segnali di fumo diurni permettevano all’allarme di propagarsi in poche ore lungo tutta la costa, dando tempo alle popolazioni di rifugiarsi nell’entroterra. In questo articolato sistema difensivo rientra la Torre di Lacconia (nota anche come Torre di Laconia), che sorge in contrada Verdello a circa 4 chilometri dal mare, edificata nella seconda metà del Cinquecento. I documenti storici attestano che nel 1572 il vicino insediamento di Lacconia subì una violenta incursione turco-barbaresca, che si concluse con il rapimento e la riduzione in schiavitù di numerosi abitanti. Questo drammatico episodio spinse le autorità vicereali a decretare il definitivo rafforzamento delle strutture difensive dell’area. La fabbrica visibile oggi è in gran parte frutto di una ricostruzione successiva. Il disastroso terremoto del 1638 abbatté infatti l’originario palazzo fortificato a cui la torre era annessa. Fu il principe Marcantonio Loffredo — subentrato ai Caracciolo nel feudo di Maida nel 1605 — a promuovere la ricostruzione del complesso e del torrione. Dal punto di vista architettonico, la struttura si presenta severa e a pianta quadrata — a differenza della vicina e coeva Torre di Mezzapraia, caratterizzata da un impianto circolare. L’edificio si eleva per oltre 11 metri su una scarpa a tronco di piramide, realizzata in pietra grezza locale non intonacata, con spigoli angolari rifiniti in blocchi lapidei squadrati. Un corridoio sopraelevato su arcata la collega ancora oggi all’attiguo Palazzo Ducale dei Loffredo, un’imponente dimora nobiliare fortificata che ingloba la torre stessa.

Momento ideale

tutto l’anno.

Accessibilità

la struttura sorge in una zona pianeggiante ed è raggiungibile in auto tramite le strade poderali. L’area esterna presenta un fondo erboso accidentato e piccoli dislivelli che creano barriere naturali; l’interno del torrione è svuotato e non calpestabile.

Cultura locale

oltre alle vicende di armi e corsari, il complesso del palazzo ducale conserva la memoria delle attività rurali della piana: al suo interno si trovano infatti le grandi macine in granito di un antico frantoio, mentre a pochi passi emergono i resti di una chiesetta quattrocentesca dedicata a San Giovanni Battista.

Itinerario consigliato

questo avamposto è collegato ai principali siti storici del territorio. Con un breve tragitto in auto o in bicicletta si possono raggiungere le imponenti Terme Romane di Acconia o la costa, dove sorge la Torre di Mezzapraia.